Ragionamenti da urlo
Cosa prevede davvero la logica ferrea di Berlino sull’Eurounione fiscale
A qualcuno potrà apparire perfino “crudele” per la sua chiarezza ma, quando si parla del futuro dell’Europa, la logica abbonda nelle dichiarazioni della leadership tedesca. Di questa logica, negli ultimi giorni, i quotidiani italiani hanno offerto esempi lampanti. Prima l’intervista di mercoledì del ministro delle Finanze di Berlino, Wolfgang Schäuble, alla Stampa, nella quale a proposito di “una Unione più stretta”, poi ieri il colloquio del presidente della Bundesbank con il Corriere della Sera.

A qualcuno potrà apparire perfino “crudele” per la sua chiarezza ma, quando si parla del futuro dell’Europa, la logica abbonda nelle dichiarazioni della leadership tedesca. Di questa logica, negli ultimi giorni, i quotidiani italiani hanno offerto esempi lampanti. Prima l’intervista di mercoledì del ministro delle Finanze di Berlino, Wolfgang Schäuble, alla Stampa, nella quale a proposito di “una Unione più stretta” si leggeva tra l’altro: “Per collettivizzare le garanzie c’è bisogno di una vera unione fiscale: se mettiamo in comune le garanzie (sui debiti, ndr) ma non le politiche di bilancio, creiamo enormi incentivi sbagliati”. Poi ieri il colloquio del presidente della Bundesbank con il Corriere della Sera: “Bisogna essere realistici riguardo alle soluzioni – ha detto Jens Weidmann – E distoglie l’attenzione se si parla soltanto di Eurobond (emissione di debito in comune in Europa, ndr) senza parlare anche di un controllo centralizzato”. Detto altrimenti: il governo tedesco non esclude la prospettiva di un’unione fiscale che “mutualizzi” i rischi dei debiti sovrani, soluzione che secondo molti servirebbe a rassicurare gli investitori internazionali sulla solidità dell’euro, ma ritiene che a quell’obiettivo si possa arrivare soltanto condividendo il controllo sulle politiche di bilancio. Difficile obiettare: chi più mette (nel bilancio comune), più conta (al momento di decidere).
Ieri la cancelliera Angela Merkel ha ribadito il concetto: “Affrettare le proposte di mutualizzazione” del debito vuol dire occultare le differenze di potere economico tra paesi, e questo “porterebbe alla mediocrità”. Ma cosa prevede davvero lo scambio tra “solidarietà” e “controllo” proposto dalla Germania? Per capirlo, bisogna ascoltare Weidmann, non solo quello intervistato dal Corriere. Il quarantaquattrenne banchiere centrale, infatti, è apparso molto diplomatico, se non addirittura reticente, nelle dichiarazioni rilasciate ieri ai quotidiani mediterranei (oltre al Corriere c’erano El Paìs, Kathimerini e Público).
Giovedì invece, a un dibattito del Centro europeo di ricerca economica (Zew), era stato più tranchant: “Due sono le condizioni per poter dar vita a un’unione monetaria orientata alla stabilità: che gli stati membri ottemperino ai vincoli di bilancio fissati e, nel caso in cui non lo facciano, che si sottomettano a una limitazione della loro sovranità”. Per chi avesse dubbi sul livello di “controllo” che dovranno cedere i singoli paesi per ottenere gli Eurobond, Weidmann ha aggiunto: “La limitazione della sovranità potrebbe avvenire anche nel caso in cui il Parlamento nazionale dello stato inadempiente non fosse d’accordo con i piani di consolidamento fiscale preparati dall’Europa”. Ma Commissione e Consiglio Ue si sono rivelati inadeguati, quindi serve “una nuova istituzione indipendente limitata all’area dell’euro”. Secondo Floyd Norris, editorialista economico-finanziario del New York Times, si tratterebbe di una “istituzionalizzazione” del meccanismo dei bailout: un’autorità terza decide aumenti delle tasse e tagli alla spesa, al di là delle volontà del Parlamento. A onor del vero, Weidmann ha detto che questa istituzione dovrà avere una “legittimazione democratica”. Resta il fatto che il livello di controllo previsto dalle élite teutoniche in caso di Unione fiscale è piuttosto elevato.
C’è un altro tarlo, poi, che rosicchia la logica ferrea di Berlino. E’ vero, come ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, che “siamo arrivati al punto in cui le scelte politiche sono diventate predominanti su quelle monetarie”. Ma intanto la Bce fa già oggi l’impossibile per fornire liquidità alle banche e all’economia tutta. Cosa prevede invece, nel breve termine, il piano Merkel? Secondo molti analisti non pregiudizialmente anti tedeschi, la situazione attuale garantisce la possibilità per Berlino di indebitarsi quasi gratis (mentre i rendimenti sui Bond volano nel resto dell’Eurozona) e un euro relativamente debole che facilita le esportazioni. Difficile che ciò duri all’infinito, soprattutto se attorno saranno macerie, ma intanto anche questo fa parte del “non detto” dei federalisti à la Merkel. (Ha collaborato da Strasburgo Giovanni Boggero)
Leggi anche il discorso di Jens Weidmann al Centro europeo di ricerca economica (dal blog Contrarian)